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Via Marco Rossi Sidoli, 23, Compiano, PR
Valutazione:
Consigliato!
Prezzo a persona:
13.25 €
Servizio utilizzato:
ristorante
Contesto:
 
pranzo durante una gita fuoriporta
Commenti:
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golosona

ha visitato il locale il 28/07/2017 golosona avatar
532 Recensioni scritte dal 11/08/2008 2324 Punti

Cito da wikipedia: “Il panigaccio è un tipo di pane rotondo, non lievitato, cotto in uno speciale piatto di terracotta e mica, chiamato testo, arroventato a fuoco vivo in un falò o in un forno a legna. Una pastella di farina, acqua e sale si frappone tra un testo e l'altro, sino a formare una pila. La consistenza finale è morbida o croccante a seconda del tempo di cottura. Si possono gustare con gli affettati, formaggi molli come lo stracchino e il gorgonzola, o con vari sughi, da quello di funghi al pesto. I Panigacci hanno origini molto antiche, sono diffusi nella Lunigiana e nel levante ligure ed hanno i natali nel paese di Podenzana, dove è stato costituito un consorzio tra i ristoratori, per mantenere inalterato il sapore antico di questo semplice prodotto".

E veniamo alla recensione…emoticon  In giro per l’Appennino e per castelli, io e mio marito ci spingiamo fino a Compiano, un piccolissimo borgo antico del parmense ma vicino alla Lunigiana. Qui c’è un piccolo e grazioso castello, il cui nucleo originario risale all’800 e che, passando di famiglia in famiglia, è stato abitato fino a pochi anni fa. L’ultima proprietaria l’ha lasciato al Comune con la clausola di mantenere gli arredi da lei posti (oggi chiameremmo la marchesa un’interior design) e di aprirlo al pubblico.

Dopo la piacevole visita, io e Mauro ci fermiamo per pranzo al vicinissimo ristorante (con annesso bar) praticamente ricavato in una zona del castello.

Siamo i primi vista l’ora, a noi poi si aggiungeranno due coppie, e ci fanno accomodare al secondo piano, da cui si gode una magnifica vista sulla vallata. L’ambiente è bello, le pareti sono in roccia e pietra a vista, invece il tetto è moderno, in legno chiaro; la mobilia è altrettanto chiara ed essenziale, come semplici sono gli arredi e le apparecchiature: una tovaglietta, un tovagliolo ahimè di carta e un menù arrotolato tipo antica pergamena.

Il locale si chiama “Al panigaccio” perché la sua specialità sono i panigacci di cui parlavo prima, non siamo proprio in Lunigiana ma nemmeno distanti; inoltre fanno primi piatti (ne vedremo passare, abbondanti e dall’aspetto invitante) e carne alla griglia.

Noi però vogliamo assaggiare i panigacci e ordiniamo il menù caratteristico, viste le quantità seguiamo il consiglio della cameriera e ne ordiniamo uno in due. Nel menù oltre ai panigacci sono compresi acqua e caffè.

Dopo la giusta attesa arriva l’antipasto: tre panigacci bolliti, cioè cotti in acqua bollente come la pasta, che risultano quindi morbidi. Sono insapore per cui vengono serviti con sopra tre diversi condimenti: con olio e parmigiano (il mio preferito!), col tipico pesto alla genovese (discreto) e coi funghi al pomodoro. Quest’ultimo panigaccio mi è piaciuto meno perché non gradisco i funghi con la passata di pomodoro e anche perché era più molle e umido degli altri due.

Poi la cameriera ci porta un cestino di stoffa contenente 5 panigacci, questa volta non bolliti, e quindi piccolini, sottilissimi e molto secchi, fin troppo per i miei gusti. Purtroppo due risultano anche bruciacchiati. Insieme, ci porta un tagliere di salumi, porzione abbondante per uno, comprensiva di crudo, coppa, pancetta, salame e spalla cotta, tutto abbastanza buono; poi un formaggio tenero tipo crescenza e un pezzo di gorgonzola, saporito.

Dopo ci sarebbe il dolce, cioè panigacci serviti con crema e cioccolato, ma la cameriera ci avverte che sono finiti. Ma come, se siamo i primi! Saranno finiti dalla sera prima, per cui avrebbero potuto provvedere o almeno avvertire prima, desideravo assaggiarli. Ripieghiamo su due dolci della casa, che però essendo fuori menù caratteristico ci vengono conteggiati a parte. E anche qui avrebbe potuto avvisarci al momento dell'ordinazione e non alla cassa. A parte questo, sono buoni: io mangio una mousse alle pere che in realtà è una sorta di formaggio dolce e cremoso adagiato su fettine di pera sciroppata, nel complesso buono. Mauro invece gusta una fresca macedonia di frutta estiva sormontata da ottimo gelato alla crema. Concludiamo con un buon caffè e un conto totale di 29,5 euro, scontato a 26,5 perché ho presentato il biglietto d’ingresso al castello. Il menù caratteristico costa 17 euro a cui vanno aggiunti il coperto, l’acqua e il caffè per la seconda persona e appunto il dolce.

Ora, pensando ai cappelli, tenendo conto della posizione molto bella, del locale, semplice e curato al tempo stesso, del servizio gentile e veloce il giusto (ma del resto eravamo quasi da soli) a parte i peccatucci sopracitati e naturalmente del cibo, discreto, con un punto in più per i panigacci bolliti e conditi con olio e parmigiano, assegno tre cappelli meritati.

Dopo qualche chiacchiera con la giovane cameriera, usciamo e raggiungiamo la poco distante fortezza di Bardi, sicuramente degna di visita, infatti la straconsiglio!

Consigliato!